Visualizzazione post con etichetta storie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storie. Mostra tutti i post

venerdì 18 marzo 2011

Vivere pienamente (parte 2)

All'alba del sesto giorno, zitto zitto, attento a non svegliare nessuno, scese nelle scuderie, salì in groppa al  fedele cavallo e iniziò il suo personale viaggio alla ricerca di se stesso.
Viaggiò per un anno intero, tanta libertà, non gli pareva vero!
Attraversò il deserto, solcò il grande mare, percorse vaste pianure, si inerpicò su per aspre montagne. Visitò piccoli villaggi e grandi città.
La sua missione aveva sempre in mente, quando si aggirava tra la gente. Chi si prestava ad ascoltare, lui prendeva ad interrogare. Interpellò vecchi saggi e arcigne fattucchiere, ascoltò uomini tutti d'un pezzo e  donne che la sapevano lunga.
 Ma nessuna risposta lo soddisfaceva, sempre nel cuore un vuoto aveva.
In più la nostalgia si faceva sentire: la famiglia gli mancava. Tanto, da impazzire!
Un giorno si accorse che non aveva più voglia di girare intorno al mondo e prese la strada del ritorno. Sebbene si  sentisse sconfitto perché non aveva trovato le risposte che cercava,  si era divertito e aveva imparato tante cose nuove.
La terribile tempesta lo colse una notte.  Continuò ad avanzare impavido per un lungo tratto, casa sua non era più tanto lontana.
Un fulmine colpì il suolo proprio davanti a lui e illuminò  una torre che si ergeva altissima in mezzo alla via. 
Il piccolo cavaliere lasciò il cavallo al riparo delle imponenti mura e oltrepassò la porticina aperta alla base della torre.
All'interno non c'era altro che il silenzio e una scala ripidissima. Si tolse l'elmo e salì pochi gradini. C'era una finestrella. Affacciandosi si ritrovò naso a naso con il suo cavallo: "Hiiiiiii, hai girato tanto per cercare quello che dentro te devi trovare!".
Era sfinito dalla stanchezza,  gli pareva di aver sentito l'animale parlare! Guardò in su: la scala saliva sempre più ripida. Appoggiò la spada e lo scudo ad una parete e continuò la salita.
Arrivò ad un'altra finestra e sbirciò fuori. La pioggia era cessata, in cielo  la luna splendeva luminosa. Laggiù in basso  si materializzò la scena del giorno della sua nascita: vedeva se stesso adagiato in una culla posta al centro di un crocevia di sentieri. Vide la sua mamma, che  disponeva accanto alla culla una spada e uno scudo. Vide il papà che, fischiettando, sbarrava con alti cancelli l'ingresso dei sentieri. Vide la nonna, che stendeva un tappeto di velluto  rosso sull'unica stradina lasciata aperta. Vide anche il nonno, con quella sua perenne aria svagata, che, quatto quatto,  sollevava un lembo del tappeto e vi nascondeva sotto il grosso libro di fiabe. Il nonno alzò lo sguardo alla torre, proprio dov'era lui, e gli fece l'occhiolino. Il piccolo cavaliere si ritrasse svelto. Era spaventato. E anche molto arrabbiato! Era stanco e accaldato. Si sbarazzò della sua armatura, che non toglieva mai, nemmeno per dormire, e continuò a salire i ripidi gradini. Procedeva svelto ora, senza quell'ingombrante ferraglia. La scala terminava  in cima alla torre. Si ritrovò in una stanza accogliente. C'era una tavola imbandita,  al centro un'enorme torta al cioccolato con tante candeline accese e una scritta di zucchero: "Vivere pienamente".
Aveva una fame da lupo, ma era curioso e voleva affacciarsi dalla finestrella più alta.  Là in basso vide se stesso com'era adesso, dritto e fiero, in sella al suo destriero. Non portava l'armatura, nè lo scudo, nè la spada. Alle sue spalle, un'unica strada tappezzata di velluto rosso, dinanzi a lui, mille strade si dipanavano, a tratti dritte, a tratti curve, certe più in là anche si intrecciavano. Sparivano verso l'orizzonte, il sole sorgeva splendente, dietro a un monte. Sorrise. Avrebbe soffiato sulle candeline e mangiato la torta. Poi sarebbe tornato a casa. Con calma, avrebbe scelto la strada.

Questo post partecipa al contest di Nina "L'amore non deve essere un segreto"

mercoledì 16 marzo 2011

Vivere pienamente (parte 1)


Era una notte buia e tempestosa. Così buia e così tempestosa che cosa sensata era stare al riparo nella propria casa, davanti al fuoco, a pensare, a immaginare.
Ma un piccolo cavaliere, dall'armatura scintillante di pioggia, chino sul proprio destriero, sfidava le intemperie e avanzava impavido. Le raffiche di vento lo facevano barcollare, i fulmini gli dardeggiavano intorno.  Da dove veniva? Dove stava andando? Una cosa la sappiamo: se stesso stava cercando.

Anni prima.
Tenendo per la prima volta il suo bebè tra le braccia, la mamma aveva detto, sorridendo: "Guarda che sguardo fiero, diverrà  un cavaliere altero!".
Il papà aveva portato uno scudo d'oro in regalo al neonato: "Uno scudo prezioso per un cavaliere valoroso!".
La nonna un cavallino aveva comperato: "Insieme cresceranno e mille battaglie vinceranno!".
Il nonno l'aveva accolto a questo mondo donandogli un libro di fiabe. Il libro fu preso e chiuso in fondo ad un baule. Non c'era tempo di leggerlo, doveva imparare a fare il cavaliere! Sarebbe stato quello il suo unico mestiere.
Così il bambino fu istruito per diventare un bravissimo cavaliere. Vinse cento tornei. Riempì la casa dei suoi genitori di luccicanti trofei. La nonna passava allegri pomeriggi a lucidare le medaglie d'oro vinte dal  nipote. Erano tutti molto orgogliosi del piccolo cavaliere. E anche il piccolo cavaliere era felice. Solo il nonno taceva. Quando il bambino gli mostrava l'ennesimo premio vinto, lui sorrideva enigmatico e gli accarezzava i capelli.
Un giorno il bambino si ammalò, per la prima volta nella sua vita. Prese la varicella. Disse il dottore che lo visitò: "Una settimana deve stare a letto se cavalier vuol tornar perfetto".
Non era mai stato lontano dalle singolar tenzoni per tutto quel tempo. Già il secondo giorno moriva di noia. La mamma, il papà e la nonna avevano così tanto da fare nel lucidare i suoi trofei che certo non avevano tempo di tenergli compagnia. Il nonno non si faceva vedere. Che fare?
Al colmo della noia, aprì il vecchio baule che teneva ai piedi del letto; vi erano custodite le cose che aveva accumulato nel corso degli anni: la sua prima spadina, il primo elmo, il suo cavallino di legno. Proprio sul fondo, ingiallito e polveroso, c'era il libro che gli aveva regalato il nonno, il giorno della sua nascita. Incuriosito, lo afferrò, si accoccolò sotto le coperte e cominciò a sfogliarne le pagine, abbellite con coloratissime illustrazioni.
Un mondo sconosciuto si dischiuse davanti ai suoi occhi. Un mondo senza cavalieri (era mai possibile?), abitato da fate, streghe, ballerine, falegnami e burattini di legno, marinai, pirati e esploratori, pagliacci e acrobati. Passò tre giorni e tre notti a leggere.
Mille pensieri gli turbinavano in testa. Gli venne voglia di essere un pirata. Anzi, un ballerino. No, no un esploratore! Ah, ma a che pensava? Era nato per essere cavaliere, lui! Glielo dicevano da sempre la nonna, la mamma, il papà. Loro gli volevano bene. Ma anche il nonno gliene voleva e lui, stava sempre zitto, lui.
E se si sbagliavano tutti? Non ci capiva più nulla. Aveva tanta confusione dentro di sé, ma anche tanto coraggio, così prese una decisione.

Fine prima parte, mi dilungavo troppo.
Questo post partecipa al contest di Nina "l'amore non deve essere un segreto"

potrebbe interessarti anche...