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lunedì 19 marzo 2012

Figli e passioni

- L'ho presa, l'ho presa!
Dopo una settimana di appostamenti e tanta pazienza, Orlando è riuscito nel suo intento: afferrare una lucertola a mani nude.

Le passioni dei figli sono chiare e trasparenti.

I fratelli corrono a vedere. Orlando trattiene tra le dita la lucertolina e la studia con uno sguardo amorevole.
- Com'è bella! Guardate che testolina... ehi, sta cercando di mordermi, questa cuccioletta!
Il rettile gira la testa e morde il pollice del mio cinquenne, che ride felice.
I fratelli si ritraggono leggermente schifati. Orlando studia l'animaletto ancora per un po' e poi lo lascia andare.
Creature grandi e piccole. Sono la passione di Orlando.
- Se però vedi un serpente in giardino, prima di cercare di accarezzarlo, fammelo vedere, mi raccomando.
- Sì, mamma.

Le passioni dei figli sono misteriose.
- Mamma, grazie! Un paio di guanti da giardino... sono bellissimi.
- Tu prometti di non prendermi più i guanti per lavare i piatti!
- Prometto, mamma.

Cappelli. Cinture. Guanti. Rendono Leonardo il bambino più felice del mondo.

Le passioni dei figli sono trasmesse dai genitori.
Dlin dlin dlin dlin
- Uiii sheeel, uiiii sheeel...
- Elia, smettila, non riusciamo a leggere!
- Bambini, lasciate che Elia suoni, se ha voglia di suonare.
- ...Oveercaamee...
- Ma tra lui e il papà in questa casa c'è sempre chiasso! E io voglio leggere!
- Non è chiasso. E' musica.

Le passioni dei figli sono geneticamente incomprensibili.
- Cosa fa Elia sotto il tavolo?
- Sta spazzando. Al supermercato si è innamorato di una scopa e gliel'ho comprata: si è messo a spazzare la corsia sotto gli occhi di casalinghe estasiate, che si prodigavano in complimenti per le mie doti educative...
- E tu, che hai detto loro?
- Che dovevano vederlo a casa con il mocio.

Fortunatamente, ci sono passioni che accomunano l'intera famiglia.
Come la pizza + filmetto della domenica sera.
- E' pronta la pizza!
- Guardiamo Harry Potter?
- Pimpa! Pimpa!
- Harry Potter no, mi fa paura!
- Poi vai a dormire con il papà e la mamma...
- Pimpa, Pimpa!
- No, nel nostro letto, no! Sono stufo di aver gente che va e viene tutte le notti!
- Arrivo con la pizza!
- Guardiamo Bud Spencer e Terence Hill?
- Pimpa, Pimpa!
- No, la mamma si stufa.
- E poi fate una settimana a prendervi a pugni.
- Decidetevi, perché la pizza si raffredda...
- Pimpa, Pimpa!
- Ho un'idea: guardiamo la Pimpa!
- Ancora la Pimpa?
- Sì, la Pimpa!
- Pimpa, Pimpa!
- Tutti d'accordo per la Pimpa.

Partecipo all'iniziativa di Palmy: 9 Mondays for 9 Skills.

martedì 7 febbraio 2012

Che notte quella notte, mi svegliai con le ossa tutte rotte


I suoi bambini, 14 mesi in due, dormono tutta la notte. Amica C mi consola: "Sarà il latte artificiale, che li  sazia di più...". Non è vero per niente: il primogenito di cognato P è allattato al seno. Dorme sette ore filate da quando aveva due mesi.
Sospiro. Per noi, otto ore di sonno continuato restano, appunto, un sogno.
Iniziò nove anni fa. Mesi di notti insonni, passate a cullare su e giù per la casa il nostro primo adorabile neonato. La mia mamma mi regalò il libro di Estivill. Lo lessi d'un fiato. No! Mai avrei inflitto al mio Giacomino un simile trattamento!
I consigli dei vicini, dei suoceri e delle amiche single si sprecavano:
"... Ma se lo prendi in braccio appena piange!"
"... Ma se sei sempre lì ad allattarlo!"
"... Ah, che coppia inesperta... con i bambini non ci sapete fare...".
La coppia inesperta andò avanti per la sua strada e arrivò il secondo figlio. Che dormiva peggio del primo. Il libro di Estivill occhieggiava dalla libreria. Il pediatra suggeriva un magico sciroppo. Resistemmo.
 Francoise Dolto insegna di parlare ai bambini. Parlare, spiegare, ché loro capiscono. Una sera  spiegai al piccolo Leonardo che la mamma e il papà di notte avevano bisogno di dormire. Lui facesse pure quello che voleva, noi volevamo riposare. Quella notte chiusi la porta della nostra camera. Leonardo si svegliò, chiamò, bussò e bussò.
"Piccolino, torna in camera con i tuoi fratelli!"
"Leonardino, ti avevamo spiegato..."
"Insomma, lasciaci dormire!"
Pssssssssssssssssssssssssssss
"Che sta facendo?"
"Accidenti..."
"Che sta facendo?"
"Ehm...  credo stia facendo pipì sulla porta."
Insomma, la Dolto quella notte non servì a niente.
Arrivò il terzo figlio.
Arrivò il quarto. Mi dicevano le amiche: "Caspita, non si direbbe che ti stai occupando di un neonato. Che aria riposata, che aria rilassata che hai!". Le mettevo a parte del mio segreto:  la culla (vuota) accanto al letto, il bebè tra le mie braccia. Risvegli e allattamenti erano facilissimi, quasi non me ne accorgevo.
A svezzamento iniziato da un pezzo, gli preparammo il lettino in camera dei fratelli e il papà, tranquillamente,  insegnò al piccolo Elia a dormire da solo. Ci mise tre giorni.
 Adesso Leonardo ha sette anni e di notte si sveglia ancora spesso. Un bicchiere d'acqua, una capatina in bagno, un bacio e una carezza, di solito bastano. Altrimenti gli faccio un posticino accanto a me, sotto le coperte, e lui tira dritto fino a mattina.

"Mamma, stanotte noi quattro possiamo fare come Qui, Quo, Qua? Domani è vacanza!"
Si mettono a terra i materassi e i bambini dormono allegramente insieme. Orribili mostri sotto il letto. Inquietanti bisbiglii dai cassetti. Strani fruscii alla finestra. Non importa. Stanotte mamma e papà dormiranno sonni tranquilli!
                                  

Questo post partecipa al
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lunedì 23 gennaio 2012

giocare


Alle differenze di genere, non ci ho mai creduto troppo. Per cui, appena se ne presentò l'occasione, al mio piccolo Giacomo regalai una bambola. Il tenero piccino le staccò la testa e scoprì che le bambole hanno la testa vuota.
Ma io non demorsi. Man mano che la famiglia si arricchiva di minuscoli maschi, io arricchivo l'inventario dei giochi con: una cucinetta (che finì smontata e abbandonata in giardino); servizi di tazzine, piattini e pentoline (usate, quest'ultime, per preparare puzzolenti e magiche pozioni); una casetta da sogno a misura di bambina (il tetto va benissimo come scivolo).
Vero è che non amano né pistole né palloni.
Con l'ultimo arrivato, ho ceduto. Macchinine, solo macchinine. E lui cresce felice cantilenando vroom-vroom e mi aiuta perfino a liberare la lavastoviglie.

Dalla lettera di Giacomo a Santa Lucia: "Carissima, vorrei tanto i lego ninjago. Tutti i maschi li hanno. Grazie".
- Come "tutti i maschi"?
- Ah, scusa, correggo subito. "Tutti i maschi della mia classe", intendevo.
Lego. Lego dappertutto. Lego ovunque.


- Mamma, possiamo scavare una buca in giardino?
- No.
- Una buchetta piccola piccola? Dobbiamo costruire una trappola per le bestie feroci!
- Che sia piccola, però. (In fondo, il giardino è anche loro... e poi il prato è tutto da rifare... e poi se devono costruire una trappola...).
- Ci mettiamo dentro anche un pezzo di formaggio!
- No, il formaggio no! Più che le bestie feroci, attirerete qualche grasso topone!
- Così tu sarai contenta.

Le buche nel prato per catturare topi, leoni e serpenti.
L'alta e ombrosa magnolia. A volte un rifugio per scimmiette che si arrampicano sui suoi rami per fare merenda con una banana. Altre volte un vascello pirata che, a lenzuola spiegate, veleggia incontro a mirabolanti avventure.
Stoffe colorate e di ogni misura: tende, mantelli, turbanti, tappeti volanti.

I miei bambini giocano. Giocano, inventano, imparano.


Con questo post partecipo all'iniziativa di Palmy.


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Ps: perché questa foto sconclusionata? Picnik chiude e le funzioni "premium" sono gratuite. Come resistere e non giocare un po'?

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